La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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Home La Parrocchia Parola attraverso le omelie XXV DOMENICA T.O. 24/9/2017

XXV DOMENICA T.O. 24/9/2017

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XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

40° di ordinazione presbiterale del parroco don Stefano Ottani

24 settembre 2017

Is 55,6-9, dal Sal 144, Fil 1,20c-24.27, Mt 20,1-16

Sei invidioso perché io sono buono?

 

Sono 40 anni che sono prete e di questi 35 li ho passati qui a San Bartolomeo. Potete capire come San Bartolomeo mi sia diventata familiare: sento voi come la mia famiglia e per questo sono molto contento di festeggiare insieme a voi questi 40 anni di Messa. (continua a leggere)

40 è un numero biblico che per la Bibbia significa pienezza e davvero sento la pienezza, l’abbondanza dei doni del Signore e non so dire altro che grazie. Grazie di tutto: sarebbe fin troppo lungo elencare gli innumerevoli doni che non solo dalla nascita ad oggi, ma credo con serena certezza il Signore mi farà fino alla vita eterna.

Ma 40 è anche un invito a fare un bilancio, a chiedersi il senso di questi straordinari doni e del servizio a cui sono chiamato. E mi piace rispondere con la parola che oggi il Vangelo ci ha fatto ascoltare, la parabola degli operai della 11ª ora.

Qui, nel testo italiano, non figura questa espressione 11ª ora, perché è stata tradotta con le cinque del pomeriggio per il diverso modo di contare il tempo dagli antichi e da noi. All’epoca di Gesù il tempo si calcolava sulla base del sole, l'inizio della giornata era l'alba fissata alle sei del mattino e a partire da quest’ora erano contate le ore della giornata: così l'ora terza sono le nove del mattino, l'ora sesta é mezzogiorno, all’ora nona sono le tre del pomeriggio, l’ora undicesima sono le cinque del pomeriggio. Questa giornata era la giornata lavorativa, perché a quel tempo gli operai lavoravano dall'alba al tramonto, lavoravano 12 ore.

Allora capiamo il senso di questo padrone di casa che all'alba, alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque del pomeriggio ritorna in piazza per chiamare, per chiamare a lavorare nella sua vigna.

Così, ripensando alla mia vita, alla vita di ciascuno di noi, ritengo che questo sia il modo più adeguato per intendere questo lungo tempo che ormai ho alle spalle. Ad ogni ora del Signore rinnova la sua chiamata. La chiamata nell'infanzia e davvero ringrazio la mia famiglia. La chiamata nella giovinezza e ringrazio che il Signore mi abbia chiamato presto: quest'anno sono 60 anni che sono chierico, perché ho incominciato in prima elementare a fare il chierichetto. La chiamata dell'età adulta, appunto dell'essere prete. Ma é una chiamata che si rinnova sempre e dà senso sempre nuovo alle nuove situazioni, che sono nuove chiamate.

Oggi brilla per me un nuovo significato della chiamata e mi sembra di poter dire che non solo ogni ora, ma anche ogni persona è una chiamata ed un dono. In fondo la chiamata del Signore mi rendo conto di capirla ascoltando le persone, lasciandomi coinvolgere da loro, perché questa è la grande chiamata, la chiamata alla fraternità, alla comunione con Dio, ma anche fra di noi.

Per questo ho messo sull'altare un mazzo di fiori formato da 11 fiori diversi; ognuno di noi è uno di questi fiori e ognuno di noi ha la sua bellezza e il suo dono e mi piace depositarli tutti sull'altare.

C'è un'altra cosa che questa parabola dice, che è davvero molto bella, e che vorrei cogliere anche come significato del servizio a cui il Signore mi chiama: non stancarsi mai di uscire per chiamare, perché anche all'ultima ora, addirittura all'ultimo minuto come ci insegna il ladrone sulla croce, il Signore non si stanca di invitarci e di offrirci la sua salvezza. E cos'è un prete se non uno che continua instancabilmente a uscire per chiamare ciascuno, per dirgli che Dio non si è stancato, che Dio non si è rassegnato e lo dice alle persone, lo dice all’umanità?

Anche in questi giorni in cui non possiamo nascondere qualche preoccupazione per le sorti del mondo, in cui sembra arrivata l’11ª ora, anche in quest'ora, in questo tempo Dio apre ancora alla speranza, al dono della salvezza. Ed è allora una parola di speranza che ci viene data, che viene data al mondo.. Vorrei davvero continuare, così chiedo al Signore di sostenermi e, sorridendo, vi chiedo ancora “ non siate pigri, ascoltate questa chiamata”.

Come piccolo segno vorrei chiamarvi anch'io domenica prossima al grande incontro che la Chiesa di Bologna si prepara a vivere con Papa Francesco. Ci passerà proprio accanto, passerà per la nostra parrocchia, perché sapete che dal primo incontro con gli immigrati richiedenti asilo in via Mattei Papa Francesco si recherà in piazza Maggiore per recitare l'Angelus, per parlare ai lavoratori e anche ai disoccupati, per poi entrare in San Petronio per la catechesi ed il pranzo con i poveri. Per raggiungere piazza Maggiore passerà da via San vitale e da via Rizzoli. Allora domenica prossima, dopo questa Messa delle 10,45 - ho chiesto a Don Stefano giovane di celebrarla e di essere un po' sollecito - saremo tutti alle 11,30 sulla strada, via San vitale è proprio qui, ed in via Rizzoli per accogliere con fede e con gioia Papa Francesco.

Vi chiedo di vivere questo non solo come evento emozionante, ma come una chiamata del Signore che ci invita a corrispondere in questo nostro tempo alla missione che il Signore attraverso la Chiesa continua a donarci per la salvezza del mondo.

Chiedo a tutti quelli che hanno la casa su via San vitale e su via Rizzoli di addobbarla con i tappeti alle finestre come segno di partecipazione corale della Chiesa e della città.

Ma sia soprattutto un segno della nostra corrispondenza alla chiamata del Signore, perché il mondo si accorga che Dio viene per aprirci alla speranza.

(dall’omelia di don Stefano Ottani)

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Settembre 2017 09:48  

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