La Cupola fra le Torri

Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna

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VI DOMENICA DI PASQUA 6 maggio 2018

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VI DOMENICA DI PASQUA

6 maggio 2018

S.Messa celebrata in cattedrale davanti all’immagine della Beata Vergine di S.Luca

At 10,25-26.34-35.44-48, dal Sal 97, 1Gv 4,7-10, Gv 15,9-17

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

 

Siamo all’inizio della settimana mariana della Chiesa di Bologna, caratterizzata dalla presenza in cattedrale dell’immagine della Madonna di S.Luca, che ogni anno da più di cinque secoli viene a visitare la nostra città, la nostra Chiesa, scendendo ai primi vespri della IV domenica di Pasqua, cioè la domenica che precede la solennità dell’Ascensione del Signore.

Non è senza motivo la scelta di questa data, che da più di cinquecento anni si ripete, perché la IV domenica di Pasqua è l'ultima, quella che precede l’Ascensione del Signore, cioè la partenza definitiva del Signore Gesù. Dopo la sua incarnazione, la sua esperienza terrena ritorna per sempre al cielo nella gloria. (continua a leggere)

 

E come avviene anche per noi, quando sappiamo di essere vicini alla partenza definitiva, vicini per noi alla morte desideriamo dire le cose più importanti alle persone a cui vogliamo bene, le cose più preziose.

 

È questo che ci fa capire il Vangelo che abbiamo appena ascoltato in questa IV domenica di Pasqua, perché ci ha fatto ascoltare le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli durante l'ultima cena, dopo aver istituito l’Eucarestia, che é il dono più prezioso che il Signore Gesù ha voluto lasciarci, consapevole di quello che sarebbe successo dopo poco, perché liberamente Gesù si è offerto alla sua passione, morte e crocifissione per la salvezza di tutti.

In questo grande momento, durante l'ultima cena, Gesù rivolge ai discepoli queste parole, che sono conosciute come il testamento di Gesù, la consegna suprema di quello che lui ha voluto dire e anche di quello che lui ha voluto lasciarci. Avviene ancora così poco dopo, ci avverte ancora il Vangelo, quando Gesù sulla croce prima di rendere lo spirito si rivolge a Maria, sua madre, e a Giovanni, il discepolo prediletto.

Anche oggi per noi Gesù si rivolge a Maria e a noi suoi discepoli, queste parole sono il suo testamento, cioè le cose importanti che vuole dirci e che possiamo riassumere in quello che Gesù indica come suo comandamento: come il Padre ha amato me, anch'io ho amato voi, rimanete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.

È l'apostolo Giovanni che nel suo Vangelo ci trasmette questo testamento di Gesù. La Chiesa di Bologna ha voluto ascoltarle all'inizio di questa settimana, perché anche Maria fosse presente come Giovanni e Maria erano ai piedi della croce di Gesù, quasi una garanzia che queste parole, questo dono rimanesse per sempre.

Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Cosa significa per noi? Vorrei solo raccogliere queste indicazioni, pensando proprio a noi che abbiamo la grazia di celebrare insieme l'Eucarestia. Amarci come Gesù ci ha amato, amarci in modo totale fino a donare come lui la sua vita, il suo corpo, il suo sangue per noi, nelle grandi decisioni della vita, ma anche nei gesti quotidiani di ogni giorno.

Per questo è molto bello che insieme a noi oggi partecipino all’Eucarestia i Montisti, cioè i consiglieri del Monte del Matrimonio. Vorrei che queste parole fossero rivolte ad ogni famiglia, a tutti gli sposi: amatevi gli uni gli altri come Gesù ci ha amati, perché questo è il significato del matrimonio, un amore così grande che diventa il segno e il sacramento dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, per tutta l’umanità. Ringraziamo questa antica istituzione a sostegno del matrimonio, perché l'amore degli sposi sia davvero pieno, totale, definitivo, per sempre.

Mi piace anche ringraziare i volontari di Effetà, le suore, i padri dell'Istituto Gualandi per i sordomuti, un'altra gloria di Bologna, che ci insegnano cosa significa amarci gli uni gli altri come Gesù ci ha amato, significa consacrarsi in modo definitivo al servizio dei fratelli, perché abbiano quella che è la grazia più grande: la possibilità di ascoltare il lieto annuncio del Vangelo. Questo è all'origine dell'Istituto Gualandi, la consapevolezza che in fondo la disgrazia più grande è non poter ascoltare il Vangelo, non poter conoscere come Gesù ci ha amato, non poter ascoltare e per questo non poter parlare con Dio, chiamandolo Padre.

C'è davvero bisogno di uomini e donne che si mettano in modo pieno al servizio dei fratelli, a servizio del Vangelo.

Vorrei dire anche ai parrocchiani dei Santi Bartolomeo e Gaetano e a tutti noi qui presenti: l'amore di Gesù si manifesta ogni giorno nei piccoli gesti di amore. Ce lo ricordava Papa Francesco pochi giorni fa nell'udienza che abbiamo ricevuto a Roma in Piazza San Pietro il 21 aprile: la santità comincia dai piccoli gesti, da un sorriso, da una stretta di mano, dall'aiuto, da una parola buona. È da lì che parte la nostra adesione, la nostra obbedienza al comandamento di Gesù.

È Maria che da quest'immagine a noi carissima ci invita a seguire Gesù, ad obbedire al suo comandamento: sia davvero la Madre di grazia e modello di vita.

(Dall'omelia di don Stefano Ottani)

 

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Luglio 2018 17:35  

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