
(prefazione a "Il Restauro dell'Orologio Pubblico di San Bartolomeo a Bologna" di Pietro Ballanti)
La grande cupola verde e il campanile che si stagliano tra le Due Torri appartengono all’immagine simbolo di Bologna. E giustamente perché sono autentici capolavori, anzi scrigni pieni di tesori.
Molti conoscono la basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano, pochi il suo campanile: la presentazione del restauro dell’antico orologio, che ritorna in funzione grazie alla passione e alla generosità di Pietro Ballanti, è un’occasione propizia per una conoscenza più approfondita.
(L' orologio dopo il restauro)
Il campanile, con il suo elegante aspetto barocco, venne innalzato sulla via San Vitale a fianco dell’abside, contemporaneamente alla costruzione dell’attuale chiesa, e venne terminato nel 1694. Nel 1748 l’architetto Giacomo Lanfranchi ne riformò la guglia per armonizzarla meglio con la linea della cupola.
Prima della costruzione di questa torre, in San Bartolomeo non vi erano che due campane poste, insieme ad un altro orologio, sopra la porta maggiore della vecchia chiesa che era orientata verso levante.
Per la Decennale Eucaristica del 1857, dall’allora parroco don Giovanni Parazza e dai parrocchiani, vennero programmati grandi lavori: vennero rifatte le scale con le volte interne, le imposte dei finestroni e, soprattutto, vennero collocate le quattro nuove campane, opera del fonditore bolognese Clemente Brighenti.
La grossa, la mezzana, la mezzanella e la piccola (battezzate con il nome dei santi: Bartolomea, Gaetana, Andreina e Pierina) formano un concerto di eccezionale qualità, dal timbro pieno, pastoso, solenne, amatissimo dai campanari bolognesi, fino ad essere considerate le più armoniose della città. Sono montate su di un castello ligneo coevo alle campane, costruito specificatamente in funzione del suono a cappio. Malgrado il loro pregio eccezionale, le campane erano state destinate alla requisizione bellica durante la seconda guerra mondiale, e furono salvate solo grazie all’intervento deciso del parroco mons. Giovanni Battista Trombelli.
Suonarono per la prima volta il 9 giugno 1857 per onorare l’arrivo a Bologna di Papa Pio IX, e il giorno dopo, insieme a tutte le altre della città, allorché il Santo Padre compì nella Metropolitana di San Pietro la solenne cerimonia dell’incoronazione dell’immagine della Beata Vergine di San Luca.
La vigilia di Natale dell’anno seguente, 1858, si sentirono suonare per la prima volta le ore del nuovo orologio costruito da Camillo Franchini. Si era iniziata nel giugno dello stesso anno la raccolta dei fondi e i parrocchiani dovettero essere particolarmente generosi se, con l’avanzo della raccolta, dopo avere pagato l’orologiaio e il sagrestano che doveva ogni giorno salire sul campanile per caricarlo, “si è contribuito alla costruzione del nuovo apparato in terza funebre di
seta tessuta in argento con lugubri stemmi di papaveri, teschi e orologi da polvere, compreso il pluviale”, come leggiamo nella cronaca dell’epoca. Ha fatto davvero piacere scoprire che anche questo apparato è ancora conservato nella vecchia sagrestia teatina, così da potere essere esposto per la presentazione del restauro dell’orologio.
Ma bisogna ora lasciare la parola a Pietro Ballanti per prendere confidenza con l’antico orologio. Lo ringraziamo di cuore: senza il suo intervento non solo non avremmo avuto la gioia di vederlo di nuovo in movimento, ma neppure ci saremmo resi conto di avere un capolavoro dell’artigianato orologiaio bolognese che ha fatto scuola in tutto il mondo. Nel 1965 era stato sostituito da un motore elettrico, lasciando fortunatamente al suo posto, oltre al quadrante esterno e le lancette, anche il vecchio meccanismo.
Il campanile, le campane e l’orologio, ci ricordano che siamo sotto lo sguardo di Dio, che veglia dall’alto su di noi, e ci invitano ad ascoltare la sua voce per celebrare insieme le sue lodi nella Chiesa e nell’eternità.
(L'orologio prima del restauro)
Don Stefano Ottani
parroco
Bologna 13 maggio 2010
Solennità della Beata Vergine di San Luca






